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La mafia è un fenomeno complesso e in continua evoluzione. Quali le sfide per l’UE e i paesi limitrofi? Se ne è parlato a Radio Mir.

Il 21 marzo – primo giorno di primavera – è anche la Giornata per ricordare le vittime innocenti delle mafie, un momento promosso da promossa da Libera e Avviso Pubblico che invitano a riflettere su un fenomeno criminale che affligge non solo l’Italia.

Un femomeno internazionale, quello mafioso, che richiede quindi un impegno comune tra diversi stati. A tal proposito, ricordiamo la nuova regolamentazione UE per il trasferimento dei procedimenti penali, che rappresenta un passo avanti importante. La Svizzera, pur non essendo membro dell’UE, collabora attivamente con le autorità europee.

Tra gli strumento creati per facilitare lo scambio di informazioni e la collaborazione tra le forze dell’ordine, tra cui: Europol: l’agenzia europea per la polizia, che coordina le attività investigative e fornisce supporto operativo agli Stati membri; Eurojust: l’agenzia dell’Unione Europea per la cooperazione giudiziaria penale, che facilita il coordinamento delle indagini e dei procedimenti penali tra gli Stati membri; e la Rete europea dei procuratori generali (REPG): una rete di procuratori generali che facilita la cooperazione giudiziaria in materia di criminalità organizzata.

Non solo. Ci sono diverse iniziative e progetti “individuali”. In Belgio esiste una rete che sostiene la gestione dei beni confiscati alle mafie. Si chiama Cultura contro camorra ed è nata 10 anni fa a Bruxelles. Ora vuole ora espandersi a livello internazionale e non solo europeo. Lo ha sottolineato Franco Ianniello, presidente di Cultura Contro Camorra ai microfoni di Radio Mir e in occasione della puntata di L’UE sotto la lente” dedicata alle mafie.

Presente, per la diretta radiofonica anche Mattia Pacella, giornalista RSI e fondatore (con Francesco Lepori e Elena Boromeo) dell’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata, istituito creato per mappare il fenomeno della criminalità organizzata ormai radicato anche in Svizzera e promuovere una comprensione olistica dei traffici mafiosi attraverso tanto la ricerca, quanto la formazione e la sensibilizzazione pubblica.

Con l’intervento di Salvatore Li Castri, vice-presidente dell’OdG Sicilia, il messaggio è chiaro: da un lato contrastare le mafie significa non solo reprimere i crimini, ma anche promuovere giustizia sociale, culturale ed economica; dall’altro la sfida è proprio cambiare l’opinione pubblica con sinergie tra giornalismo investigativo e coinvolgimento di tutti, a partire dalle scuole e dai luoghi della formazione dei giovani. Con la consapevolezza che, benchè negli ultimi anni l’impegno contro le mafie si sia fatto più concreto, ma la politica non lo ha ancora adottato come priorità.

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Redazione
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