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Sempre più carceri in Belgio si stanno unendo a un’azione di protesta contro il sovraffollamento, rifiutando di accettare nuovi detenuti.

In Belgio la situazione carceraria è definita “disumana” dai sindacati che hanno sottolineato le condizioni critiche nelle prigioni, con detenuti che dormono per terra e un sistema di riabilitazione compromesso.

Le cifre parlano chiaro: a fine gennaio, il numero di detenuti in Belgio ha superato per la prima volta i 12.000, in un sistema con una capacità di soli 10.700 posti. Nonostante sia state inaugurate nuove strutture e implementate ulteriori misure per contrastare il sovraffollamento, questo fenomeno rimane una realtà drammatica e inaccettabile, posizionando il paese ai vertici della classifica europea per affollamento carcerario.

Mancano ad esempio posti letto e i detenuti sono costretti a dormire per terra nelle celle. Una situazione che non solo mina il loro benessere psico-fisico, ma ostacola anche il processo di riabilitazione, innescando un circolo vizioso all’interno del sistema penitenziario.

Il sovraffollamento pesa non solo sui detenuti, ma anche sul personale carcerario, costretto a gestire una situazione critica e ad affrontare quotidianamente le tensioni e le sfide che ne derivano.

La protesta

Sabato 2 marzo sono iniziate proteste che hanno visto la prigione di Hasselt rifiutare nuovi ingressi. A seguire, diverse altre carceri si sono unite, tra cui quelle di Anversa, Malines, Turnhout, Lovanio, Bruges, Audenarde e Gand. Il sindacato cristiano ACV sostiene che la sicurezza nelle carceri non è più garantita e che l’azione di protesta mira a spingere il governo ad agire rapidamente.

Soluzioni all’orizzonte? Divisioni tra le regioni e la critica delle Fiandre

A gennaio, uno sciopero di 24 ore e una settimana di azioni di protesta avevano già richiamato l’attenzione sul problema. Il ministro della Giustizia Paul Van Tigchelt ha promesso di trovare soluzioni “nelle prossime ore e giorni”. Da parte sua, la ministra della Giustizia fiamminga Zuhal Demir ha invece puntato il dito contro il governo federale, accusandolo di aver ignorato le soluzioni strutturali e di aver favorito le condanne alternative. Come riporta il The Brussels Times, il ministro ha sottolineato che negli ultimi anni, a livello federale, c’è stata una tendenza a evitare di affrontare i problemi strutturali delle carceri, preferendo invece adottare misure alternative senza risolvere le cause profonde del sovraffollamento: “Questa inerzia ha portato al caos attuale, che non possiamo permettere di perdurare”. Inoltre, Zuhal Demir ha criticato l’idea di utilizzare le cavigliere elettroniche come soluzione universale, sottolineando che ogni crimine richiede una punizione appropriata e che questa non può essere semplicemente scaricata su dispositivi elettronici.

Sono insomma urgenti interventi strutturali e per la ministra fiammingga è necessario decentralizzare la giustizia, affermando che la Fiandre dovrebbe avere maggiori poteri decisionali anziché seguire una politica debole basata sulle condanne alternative.

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Sulla questione del sovraffollamento nelle carceri in Europa e in Svizzera, si è discusso nella puntata di “L’Ue sotto la lente” (Radio Mir)

Foto di Umanoide da Unsplash

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Redazione
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