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C’è una città fantasma, a nord di Anversa. Si chiama Doel, come la vicina centrale nucleare. Affrettatevi a visitarla. Potrebbe sparire.

Doel è per chi ama un turismo “avventuroso” o è curioso di visitare in posti davvero poco frequentati. Per chi non desidera passeggiare per vie affollate. Per chi trova poco interessante fare shopping, percorrere piste ciclabili curate, scoprire angoli incantevoli e rinomati luoghi d’arte.

Doel è una città praticamente fantasma: un tempo abitata da oltre milletrecento persone, oggi ne ospita venti. A nord di Anversa, il centro urbano si affaccia sul fiume Schelda e accanto non ha un bel parco ma una centrale nucleare (che oggi conta di 4 reattori). Della città è tornato a parlare recentemente il The Brussels Times ma una semplice ricerca su Internet permette di consultare molti altri articoli con la storia di Doel.

La storia di una demolizione mai avvenuta

Nel 1960 fu deciso che le case di Doel, a circa 30 min di auto da Anversa, sarebbero state demolite per consentire la costruzione di una nuova darsena. Il piano venne poi sospeso, ma la maggior parte degli abitanti se ne era andata comunque (in molti preoccupati anche per la vicina centrale nucleare in costruzione), lasciandosi alle spalle case abbandonate, una chiesa vuota e un piccolo porto. Così dei mille e più cittadini, nel 2000 se ne contavano 810, nel 2015 erano 140 e nel 2019 a una dozzina soltanto.

Oggi il villaggio è ancora in parte “in piedi”, praticamente senza abitanti, ma non rasa al suolo. Infatti, la demolizione di Doel non è mai (fino ad oggi) avvenuta grazie alle proteste degli ultimi residenti rimasti.

Foto di Aron van Remmerden

Meta preferita per gli artisti di strada, tra cui ROA e Bué the Warrior di Gand, Doel attrae anche alcuni turisti, fotografi e urbanisti curiosi di vedere quell’abitato urbano in decadimento, dove trovano rifugio persone senza fissa dimora, circondato da fabbriche, raffinerie di petrolio e enormi banchine per container.

“Nessuno sa se Doel esisterà ancora tra un anno – scrive amaramente Derek Blyth su The Brussels Times – ma sembra un luogo che non vuole morire”.

Foto di copertina di Chris Anderson da Unsplash

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Redazione
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